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Jane Austen

Ritratto basato su uno schizzo della sorella Cassandra

Ritratto di Jane Austen basato su un disegno della sorella Cassandra realizzato nel 1810 ca. – National Portrait Gallery, Londra.

La più famosa narratrice inglese di tutti i tempi nacque, penultima di otto figli – sei maschi e due femmine – il 16 dicembre del 1775 a Steventon, dell’Hampshire e visse lì fino ai 26 anni, nel umile rettorato di suo padre George, colto, ma non ricco, reverendo protestante. Si trasferì poi con i genitori e l’amata sorella Cassandra a Bath, dove visse alcuni anni e dove iniziò a pubblicare i suoi romanzi. Alla morte del padre, e nonostante gli aiuti dei fratelli, con l’aggravarsi della loro situazione economica Jane Cassandra e la madre tornarono nell’Hempshire dove, a parte qualche raro viaggio a Londra per visitare i fratelli e incontrare gli editori, Jane scrisse incessantemente, ma prevalentemente la mattina presto quando nessuno la disturbava, e mai abbandonò o ritardò per questo le mansioni domestiche (una delle nipoti la ricorderà seduta accanto al camino con un ricamo in mano, in una sera d’inverno, d’un tratto trasformata da una risata scaturita da chissà quale pensiero. La zia si alzò – avrebbe scritto la nipote – attraversò la stanza e si chinò sul tavolino per annotare su un foglio alcune frasi, poi, senza dare spiegazioni, se ne tornò accanto al fuoco e tornò a concentrarsi sui punti del ricamo).

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Il tavolino su cui scriveva Jane

Scriveva sul piccolo tavolino che è ancora visibile nella sala da pranzo della casa di Chawton, probabilmente in una posizione molto scomoda e nascondendo i manoscritti se arrivava qualche visita inattesa. Scrisse fino alla sua morte, avvenuta a soli 42 anni, nel 1817 a Winchester, dove si era recata per consultare un medico, probabilmente affetta dalla malattia di Addison, allora sconosciuta e diagnosticato solo trent’anni dopo. 

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Il Cottage di Chawton in cui visse gli ultimi anni

Jane visse quindi tutta la vita nell’ambiente pre-vittoriano della provincia inglese, con tutti i suoi contrasti sociali, le ferree regole, i pettegolezzi e i pregiudizi. Le vicende politiche e storiche – erano allora in corso le guerre napoleoniche – quasi non toccarono la tranquilla vita di campagna dedita al cucito ed alle letture ad alta voce, eppure, su queste basi all’apparenza addirittura negative, Jane costruì la sua fortunata carriera di romanziera, meritando una fama che col tempo è sempre aumentata e che dura e prospera ancora oggi: con centinaia di traduzioni, libri ispirati a lei, corsi universitari e una quantità incredibile di blog che la riguardano è probabilmente l’autrice a cui sono dedicate più pagine sul web, quella con più fans al mondo. La sua opera è tutt’oggi studiata nelle scuole di cinema e sceneggiatura: dalla costruzione abilissima delle sue trame e dai suoi personaggi hanno tratto ispirazione le strutture delle soap opera ed ai suoi plot di sono ispirati serial, sit com, piece teatrali; Ognuno dei suoi romanzi è stato, alcuni più volte e da diversi registi, trasformato in film, è diventata addirittura la voce narrante di un videogioco di azione – il cui autore è evidentemente anch’esso un fan della scrittrice inglese – e 

Jane-Austen-banknote-001-586x398nel 2017 sarà coniata in Inghilterra una banconota da 10 sterline con la sua faccia!

Con il suo stile inconfondibile e la scrittura complessa e affascinante costituisce nel panorama letterario una delle più notevoli e ben riuscite combinazioni di satira sociale (magistrale l‘incipit di “orgoglio e pregiudizio”) ed eleganza della prosa. 

L’esistenza di Jane risulta filtrata e influenzata dalle vicende della numerosa famiglia: unioni e matrimoni mancati, eredità e nascite, trasferimenti e funerali. Appassionata di storia – più che le date adorava i caratteri forti ma perdenti e da giovane la sua eroina fù Mary Stuart – era ovviamente molto religiosa, ma poco attratta dalle questioni teologiche. Lesse moltissimo, sostenuta dai genitori che consideravano la lettura un indispensabile esercizio della mente, durante l’adolescenza di tutto: Pope, Shakespeare, Fielding Sterne e naturalmente i “sermoni della famiglia”, ma anche romanzi storici e sentimentali, fino a quelli gotici ambientati in sinistri castelli e molto in voga in quel periodo; purché si leggesse, per il reverendo George anche i romanzetti andavano bene! Nella tranquilla campagna gli avvenimenti tristi e lieti si snodarono senza turbare apparentemente troppo la vita di Jane. Tra il convenzionale girotondo di visite a fratelli, cugini e cognate acquisite, viaggi a breve raggio, arrivi e partenze, gite, merende e tè in giardino, ella ebbe tutto il tempo per valutare le persone: l’arte di raccontare cominciò con l’arte di ascoltare e osservare. Poi per intrattenere i familiari e gli amici della ristretta cerchia che frequentava la parrocchia, cominciò ad avventurarsi nella prosa, come in un gioco: commedie – che due volte l’anno, d’estate e a Natale, allestiva insieme alle sorelle e ai fratelli – novelle, indovinelli, sciarade in rima, romanzetti scombinati e brevissimi – il primo “Love and friendship” lo scrisse a 14 anni – tutti attraversati da una vena comica, non ancora temperata dall’eleganza della prosa adulta

Anche se niente consente di collegare fatti avvenuti e fatti immaginari, o persone a personaggi, è a questa cerchia familiare allargata a cui Jane attingerà poi caratteristiche fisiche e spirituali, debolezze, difetti e qualità che nel tempo plasma e fonde per ricomporre, col filtro della creatività, nelle personalità che popolano i suoi romanzi, uomini e donne descritti con tanta acutezza da risultare vivi, ritratti pieni di ironia, fulminei ed estremamente realistici ancora oggi: niente, nelle sue pagine, ha un suono falso e la quotidianità è il suo soggetto narrativo per eccellenza, lasciando ai posteri un perfetto quadro dell’epoca, fuori dalla magniloquenza dei fatti presenti nei libri di storia.

imgmfjamesedwardcap5I dettagli sulla sua vita e le persone che ne fecero parte ci sono noti grazie alle poche lettere delle numerose corrispondenze che ella intrattenne, e che non furono bruciate dopo la sua morte dalla sorella Cassandra, a cui la scrittrice era legata da un rapporto profondo e fusionale. Cassandra era la sua prima lettrice, il filtro tra lei e il mondo. Da queste corrispondenze, in cui si parla essenzialmente di vita quotidiana e si commenta ogni piccolo grande evento accaduto nella comunità (le lettere più intime non ci sono appunto pervenute) viene fuori l’immagine di una donna naturale e spontanea, timida con gli estranei ma divertentissima con familiari e amici, realistica e pratica fino a sembrare quasi cinica, capace di tratteggiare aspetti caratteriali con brevi frasi pungenti e lapidarie di tre-quattro parole, acuta e curiosa della natura umana, una donna che forse ebbe più occasioni di osservare (e giudicare) scelte e azioni degli altri che farne essa stessa. Una mente vivace ma giudiziosa, capace di trovare nel “nonsense” della quotidianità motivi di distrazione, cosa che nei momenti più bui e difficili diventa per lei necessario aggancio per non farsi travolgere dalle emozioni e mantenere la compostezza. Insieme all’ironia pungente, nella vita come nei romanzi,  l’uso della ragione e del buon senso, e mai del sentimentalismo, sono per lei le risposte più adatte ad ogni dubbio e problema umano. Una lezione per chi ritiene che solo una vita attraversata da massimi avvenimenti sia importante e vissuta, o degna di essere raccontata, mentre uno dei segreti dell’universalità dei romanzi austeniani è proprio questa: tutti possono ritrovarsi nella semplicità, pochissimi nell’eccezionale.

Le informazioni private rimangano comunque scarse e vaghe poiché nel geloso e in qualche modo comprensibile tentativo di preservarne la memoria, alla sua morte Cassandra bruciò quelle che secondo lei avrebbero dato una conoscenza troppo intima della sorella, ed eliminò da quelle salvate le frasi che esprimevano gli stati di esaltazione eccessivi (considerata l’apparente morigeratezza del periodo) o i momenti di debolezza e avvilimento, lasciando solo quelle, come severamente si espresse la Woolf che la adorava, “troppo triviali per interessare i posteri”, in cui la scrittrice restava in disparte e la scorrevolezza delle annotazioni veloci e un po’ superficiali su persone, attività, mode, e gusti ignorava, oltre Cassandra, la possibile curiosità di occhi estranei. Sappiamo che poco più che ventenne ebbe un “flirt” con un ragazzo giunto dall’Irlanda e imparentato con una famiglia vicina, che però evidentemente non poteva permettersi quel matrimonio essendo Jane senza alcuna rendita, e che ripartì ben presto per tornare in Irlanda, dove poi in effetti sposò una donna ricca. Nei pochi frammenti di lettere rimaste la futura scrittrice non gli risparmiò alcuni accenni un po’ velenosi “non spenderei due centesimi per lui!”, ma anche qualche lacrima. Mai sapremo con certezza quanto e come gli avvenimenti della sua vita incisero nel suo mondo interiore e quanto e in che modo le sue conoscenze la ispirarono nei romanzi, tutti comunque incentrati su figure femminili alle prese con l’onnipresente necessità/scelta matrimoniale. Da adulta ebbe forse qualche corteggiatore, sicuramente una proposta di matrimonio che rifiutò e un altra a cui rispose impulsivamente di si, salvo pentirsene dopo una notte di riflessione che la portò la mattina seguente a rompere l’avventato fidanzamento. Forse ci fu anche un amore breve e sfortunato il cui nome rimane un mistero, comunque non si sposò mai, cosi come la sorella Cassandra, la quale dopo la morte prematura dell’uomo che avrebbe dovuto sposare da giovane, visse il resto della sua vita come fosse una vedova.

1359473324047Le prime pubblicazioni e i rapporti con gli editori, rapporti gestiti dal padre e alla morte di questo da un fratello, non andarono bene da subito e neanche lontanamente lasciarono presagire la fama che avrebbero avuto nel tempo, ma i relativi esigui pagamenti la stimolarono non solo per la conferma al proprio talento ma come possibilità che faceva sperare in un vero e proprio lavoro, che avrebbe aiutato a sostenerle nel periodo di ristrettezze economiche seguito alla morte del padre. La scrittura fu, forse per la prima volta nel mondo della scrittura femminile, un modo, allora ritenuto sconveniente forse anche dalla stessa Jane, per conquistare autonomia, e nonostante lo stesso re volle che un suo romanzo gli fosse dedicato, ella tenne la sua attività di scrittrice nascosta per la gran parte della sua vita. Le prime copie dei suoi romanzi furono pubblicati con uno pseudonimo o firmate semplicemente “by a lady”, solo con la pubblicazione postuma di “L’Abbazia di Northanger” e “Persuasione” il fratello Henry rivelò il nome dell’autrice al pubblico.

image1Col poco tempo che ha avuto a disposizione la Austen è riuscita a scrivere 6 magistrali romanzi ed alcune novelle. I romanzi, in ordine di pubblicazione, sono: Ragione e sentimento (Sense and Sensibility) del 1811; Orgoglio e pregiudizio (Pride and Prejudice) del 1813; Mansfield Park l’anno dopo ed Emma nel 1815; L’abbazia di Northanger (Northanger Abbey) e Persuasione (Persuasion) furono entrambi pubblicati postumi nel 1818. Nei Juvenilia sono invece stati raccolti gli scritti della giovinezza. 

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