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Due donne dell’illuminismo italiano: Eleonora de Fonseca Pimentel e Giulia Beccaria

Eleonora de Fonseca-Pimentel

Eleonora de Fonseca-Pimentel

Dedico un posto speciale ad Eleonora de Fonseca Pimentel, che con la sua amica Luisa Molines Sanfelice fu “afforcata” a Napoli in seguito al ritorno del re borbone Ferdinando (la prima fu impiccata il 20 agosto 1799 la seconda decapitata l’11 settembre dell’800, poiché era risultata incinta). Eleonora nacque a Roma il 13 gennaio 1752 da una nobile famiglia portoghese, ma visse a Napoli fin dall’età di 10 anni e divenne tra le promotrici della Repubblica napoletana, durata neanche sei mesi, dal febbraio al giugno del 1799, che sorse sugli slanci degli ideali rivoluzionari. La Repubblica partenopea nacque sull’onda di entusiasmo per l’arrivo dei francesi, ma quando questi, nel giugno del ’99 partirono verso il nord, la Repubblica fu rapidamente sconfitta e i suoi promotori, in numero di 99, uccisi.

Perquisizione in casa di Eleonora Pimentel Fonseca di Domenico Battaglia

Perquisizione in casa di Eleonora Pimentel Fonseca di Domenico Battaglia

Eleonora era molto intelligente e precoce, fin da piccola. A 18 anni invia a Metastasio, il poeta più famoso dell’epoca, i suoi primi componimenti, ed inizia con lui una corrispondenza durata fino alla morte del poeta. Altre sue importanti corrispondenze saranno con Voltaire, Goethe e Filangieri. Per i suoi meriti letterari viene ricevuta a Corte, dove le viene concesso un sussidio come bibliotecaria della Regina. Nel 1778 sposa il capitano Pasquale Tria de Solis, matrimonio infelice costellato da due terribili lutti, del primo figlio Francesco di appena otto mesi e, poco dopo, del secondo, per un aborto procurato dalle percosse del marito, dal quale riuscirà a separarsi solo nel 1786. E’ abbonata all’ Encyclopédie del Diderot e D’Alembert, e per questo il 5 ottobre del 1798, durante una perquisizione della sua casa, fu arrestata e portata nel carcere della Vicaria. Riacquista la libertà nei primi giorni del 1799, durante il periodo di anarchia popolare succeduto a Napoli dopo la fuga del Re e della Corte a Palermo. Partecipa alla conquista del forte di Castel Sant’Elmo e alla proclamazione, il 21 gennaio 1799, della Repubblica Napoletana “una e indivisibile”.

Il suo impegno politico per l’affermazione della libertà e per il progresso delle classi meno fortunate fu sincero e profondo, tanto da introdurre nascostamente, durante un ricevimento a Corte, alcune copie in italiano del testo della Costituzione approvata dall’Assemblea francese. Nel dicembre del 1792, quando giunge a Napoli la flotta francese per ottenere il riconoscimento della recente Repubblica Francese, la Pimentel è tra gli ospiti del comandante La Touche-Treville e finisce sui registri della polizia borbonica. Fu inoltre direttrice dell’organo di stampa ufficiale del governo repubblicano Il Monitore napoletano, primo periodico politico di Napoli, di cui furono stampati 35 numeri bisettimanali, dal 2 febbraio all’8 giugno, nato per diffondere gli ideali della rivoluzione e della neonata repubblica. Eleonora accetta, su invito del Governo Provvisorio, l’incarico di dirigere il foglio con atti e comunicati del Governo, ma in modo assolutamente indipendente. Nell’articolo di apertura del primo numero la donna si rivolge alla Francia come “Repubblica madre”, e denuncia la disinformazione ad opera di “pulpiti e pubblici editti” nei confronti delle idee illuministe. Si preoccupò inoltre di far redigere delle civili arringhe nel patrio vernacolo napoletano affinché il pensiero rivoluzionario potesse diffondersi nelle coscienze popolari. La sua vita avventurosa e la sua coraggiosa morte – non ottenne il privilegio della decapitazione in cambio della più vergognosa impiccagione – sono state magistralmente narrate dallo scrittore Enzo Striano in un romanzo in cui già nell’emblematico titolo “Il resto di niente” emerge la dolorosa presa di coscienza di un senso di fallimento espresso col tipico detto del sud “nada de nada”, in napoletano “’o rest’ e nient”.

Ritratto di Giulia Beccaria di Maria Cosway

Ritratto di Giulia Beccaria di Maria Cosway

Tra le donne illuministe italiane dobbiamo ricordare anche Giulia Beccaria Manzoni (1762-1841) figlia di quel Cesare Beccaria autore di Dei delitti e delle pene e madre di Alessandro Manzoni, vissuta nel cuore dell’ambiente illuminista milanese e per dieci anni amante di Giovanni, il più giovane dei fratelli Verri. La sua infanzia fu quella delle molte figlie femmine di buona famiglia, poca istruzione e, alla morte della madre nel 1774, l’affidamento al Collegio delle monache agostiniane, dal quale uscì nel 1780 grazie alle pressioni di Verri sul padre Cesare. Nel 1782 si provvide a farle fare un matrimonio d’interesse con Pietro Manzoni, gentiluomo di provincia di 26 anni più anziano di lei, matrimonio che non interruppe il suo legame con Giovanni Verri, per cui, senza entrare nei particolari dell’intricata vicenda, basta ricordare che

Giulia Beccaria e Alessandro Manzoni - Appiani

Giulia Beccaria e Alessandro Manzoni – Appiani

Alessandro Manzoni è figlio in realtà di quest’ultimo. Giulia Beccaria è una figura che si scontra con tutte le ipocrisie e le incongruenze di cui era vittima la donna nella società borghese del tempo, anche in ambienti illuminati: ottenuta nel 1792 la separazione da Pietro Manzoni sposato contro il suo intento, trascurata dal padre e priva di eredità, separata e con un figlio, che per buona parte dell’infanzia fu cresciuto dal padre adottivo, e in rotta col Verri, Giulia si ritroverà in una ben strana condizione di libertà. Si legò in seguito col nobile e ricco Carlo Imbonati che, contro la morale corrente, si unì a lei come convivente, e col quale si trasferì a Parigi nel 1797 dove divennero punto di riferimento per tutti gli intellettuali italiani esuli a causa del ritorno austriaco. Alla morte dell’uomo Manzoni scrisse il famoso carme “In morte di Carlo Imbonati” mentre Giulia attraversò una profonda depressione. Nel 1810 insieme al figlio Alessandro ed a sua moglie Enrichetta Blonder si convertì al cattolicesimo giansinista. Morì, dopo aver vissuto a pieno l’epoca illuminista e il passaggio al romanticismo risorgimentale, all’età di 79 anni. Il figlio scrisse per lei un epitaffio con tono solenne e distaccato, consacrandola “matrona veneranda” di un nobile tempo andato.

info bio:

Le donne in Italia. Diritti civili e politici, Liguori, Napoli

Giulia Manzoni Beccaria, Rusconi, Milano

Eleonora de Fonseca Pimentel, il Monitore Napoletano del 1799. Articoli politici e scritti vari, a c. di Benedetto Croce, Laterza

 

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