Le donne umaniste e rinascimentali

La nuova idea di “Uomo rinascimentale” nasce da un crogiulo sincretico di culture: quella cristiana, quella ebraica e quella araba innanzitutto, ma si avvale anche delle culture rimosse del Medioevo, quella egiziana, la babilonese e, sopratutto, la ritrovata cultura greco-ellenistica, in un continuo dialogo tra vecchio e nuovo, tra primitivo e antiquario.

Fino al Rinascimento l’idea dominante rimarrà quella di una disuguaglianza di fondo nelle capacità intellettive e nella “funzionalità” dei due sessi rispetto ai ruoli sociali, con relative conseguenze sulle concezioni pedagogiche. Tra il XVI e il XVII secolo le nuove esigenze economiche e organizzative della società in mutamento sollecitano però un impegno più specifico nel campo educativo. E’ a questo periodo che risalgono infatti le prime distinzioni pedagogiche: educazione proiettata verso l’esterno per i maschi figli della classe dirigente e nobili, e un “saper fare” limitato all’ambiente domestico per le ragazze di tutti i ceti sociali. Si delinea quindi quel modello differenziale che governerà fino al XIX secolo l’universo scolastico europeo. Solo le voci isolate di Erasmo da Rotterdam e Martin Lutero proporranno nel Cinquecento un istruzione più ampia per le ragazze: il primo affinché ci fosse una buona intesa nella coppia e nella società in cui uomini e donne sono chiamati a vivere insieme, il secondo affinché le ragazze fossero in grado di leggere autonomamente la bibbia.

E’ a partire dal Quattrocento quindi, che la mutata struttura familiare mette a più stretto contatto genitori e figli, specialmente nelle città, ed è in questo quadro che le donne tendono ad assumere quel ruolomaterno, tipicamente borghese, che sarà precursore del nuovo terreno di protagonismo sociale e culturale per le donne dell’età moderna: il campo pedagogico. E’ da questa impostazione maternache le donne focalizzeranno un proprio punto di vista sull’educazione, separandolo da quello religioso che si riduceva alla formazione di “buone madri cristiane”, per poi rielaborarlo, nel Settecento e Ottocento, sulla base di una prospettiva scientifica e politica. Fino al Seicento comunque il dibattito sull’educazione fu comunque animato da intellettuali, letterati e pedagogisti uomini che proponevano un modello di approccio doppio a secondo del sesso, in seguito però ci saranno interessanti prese di posizione femminili spesso, ma non sempre, polemiche con i loro interlocutori maschili.

Emblematica da questo punto di vista è la figura di Alessandra Macinghi Strozzi, nobildonna fiorentina che dal 1447 al 1459 indirizzò al figlio Filippo, esiliato nel 1434 da Cosimo de Medici, un gruppo di lettere, la prima collezione epistolare in italiano scritta da una donna, che pone bene in risalto la nuova mentalità femminile in merito ai rapporti coi figli ed alle loro esigenze educative.

L’Italia sarà il luogo sorgivo dell’Umanesimo, già nel XIV secolo, con Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, che nel 1361 scrisse “De mulieribus claris” le Donne Illustri, trattato mitologico-letterario che elenca 106 figure femminili notevoli dell’ antichità, a partire daEva parente prima, fino ad arrivare a Johanna regina di Jerusalemme e di Sicilia che, al di la dei propositi moralistici, indica una mutata considerazione della donna in campo culturale. Il suo elenco di donne illustri servirà da modello per altri elenchi di donne celebri, anche formulati da donne filosofe, al fine di tracciare una genealogia del pensiero e dell’identità femminile che avesse origine nell’antichità.

L’idea della rinascenza non deve però far pensare ad un epoca ridente e positiva, XV e XVI furono per l’Europa secoli difficili e travagliati (l’Inquisizione romana o Sant’Uffizio, istituzione fondata dopo l’inquisizione medievale e quella spagnola, e tuttora esistente col nome di Congregazione per la Dottrina della Fede, fu fondata nel 1542) ma una lenta apertura alle donne dei livelli più elevati dell’istruzione, e l’accesso ai territori dell’arte e della letteratura comincia, non più solo in campo religioso ma anche in quello laico. Permane si il controllo sul pensiero femminile, ma nuove forme di conoscenza sono più a portata di mano, almeno per l’elite aristocratica e borghese.

Christine de Pizan presenta un suo libro alla Regina Isabella di Francia - minuatura

Nomi da ricordare nella letteratura tra XIV e XV secolo: la polemista e letterata veneziana (ma educata a Parigi) Christine de Pizan (1363- 1431) autrice de “La cité des dames” un testo di fantasiosa rivendicazione della dignità della donna al di là dei luoghi comuni che la vogliono inaffidabile e stereotipata sulle sue limitazioni come nelle virtù;

isotta nogarola - ritratto

Isotta Nogarola autrice del“Isotae Nogarolae de par aut impari Evae atque Adae peccato Dialogus” (1451) opera in cui si dibatte il ruolo differente della donna e dell’uomo nel Peccato originale;

Cassandra Fedele (n. 1466) donna di straordinaria cultura, che tenne lezione all’università di Venezia e di Padova, paragonata dal Poliziano alle Muse, a Corinna e a Saffo; Battista Malatesta capostipite di una genealogia di donne letterate ad Urbino, come la nipote Costanza Varano e la pronipote Battista Sforza.

Cassanda Fedele

Cassanda Fedele

Battista Sforza - ritratto di Piero della Francesca

Un importante cenacolo letterario era invece animato a Milano da Bianca Maria Visconti.

Due figure straordinarie del Quattrocento, accomunate dal flagello sociale della peste, sono Laura Cereta di Brescia e Caterina Fieschi Adorno, genovese. La prima, rimasta vedova molto giovane, per nulla scoraggiata continuò i suoi studi, fra le sue opere dense di riferimenti a Pitagora e ai Neo-platonici ricordiamo l’ “Orazio in asinarium Funus” (orazione per il funerale di un asino) metà seria e metà scherzosa, che narra la disperazione dell’anziano Soldo per la morte del suo asinello. La seconda, avendo letto con passione la Laude di Jacopone da Todi (quello che si augurava le peggiori malattie per scontare il peccato originale e la sua natura umana) si dedicò con totale abnegazione alla cura degli appestati nel Lazzaretto fino a morire essa stessa di peste.

Non va dimenticata in Italia la discreta tradizione di donne dedite a studi scientifici e di medicina praticati soprattutto nei monasteri, ma diffusi presto anche tre le laiche nelle Università di Napoli, Salerno, Bologna e Padova: Rebecca Guarna (XIII-XIV) scrisse trattati sulla febbre e sull’embrione; Abella (1380) scrisse il trattato “De natura seminis Homani”, Mercuriade pseudonimo che firma “De curatione vulnerum”, “De febre pestilenziali” e il “De unguentis”; Costanza Calenda (XIV sec) che insegnò medicina a Napoli,Dorotea Bocchi e Maria di Novella rispettivamente professore in medicina e professore in matematica all’Università di Bologna .

(e nel prossimo le Petrarchiste!)

Biblio:

Antonio Santoni Rugiu “Storia sociale dell’educazione” (Ed. Principato-Mi, 1988)

Fiorella Cichi, Liliana De Venuto “La scoperta dell’infanzia” (Ed. Principato – Mi – 1986)

Giovanni Boccaccio “De mulieribus claris”

Romeo De Maio “Donna e Rinascimento” – (Il saggiatore- Mi 1990)

Consiglio di lettura: “Rinascimento privato” ultimo romanzo di Maria Bellonci, autobiografia immaginaria di Isabella d’Este, vincitore del Premio Strega nel 1986.

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